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Lucio Roncoroni

 

Direttore Generale di CDA

CDA, il più importante consorzio italiano di distributori di bevande, lancia un progetto rivolto esclusivamente al mondo femminile. Scopriamo, attraverso le parole del Direttore Generale, intervistato da videodimpresa, le idee che hanno dato vita a questa iniziativa.

Trascrizione

Intervista a Lucio Roncoroni, direttore generale di CDA, il più grosso consorzio italiano di distribuzione di bevande.

In un contesto tipicamente maschile, come è quello della distribuzione delle bevande, il CDA quest’anno ha avviato un progetto tutto al femminile. La prima domanda quindi è: perché un progetto sulle donne?

Perché a noi piace essere innovativi, perchè ci piace analizzare il mercato -dato che sul di esso ci viviamo, e perché nessuno aveva mai posto un minimo di attenzione, dato voce all’ambito femminile di questo settore, a un pubblico che è fatto sì di operatrici professionali, ma è fatto anche –e soprattutto- di consumatrici, quindi di donne che hanno un certo tipo di desideri, di voglie, di tendenze,  di preferenze riguardo a quello che bevono.

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Intervista a Lucio Roncoroni, direttore generale di CDA, il più grosso consorzio italiano di distribuzione di bevande.

In un contesto tipicamente maschile, come è quello della distribuzione delle bevande, il CDA quest’anno ha avviato un progetto tutto al femminile. La prima domanda quindi è: perché un progetto sulle donne?

Perché a noi piace essere innovativi, perchè ci piace analizzare il mercato -dato che sul di esso ci viviamo, e perché nessuno aveva mai posto un minimo di attenzione, dato voce all’ambito femminile di questo settore, a un pubblico che è fatto sì di operatrici professionali, ma è fatto anche –e soprattutto- di consumatrici, quindi di donne che hanno un certo tipo di desideri, di voglie, di tendenze,  di preferenze riguardo a quello che bevono. Ovviamente, nell’ambito di quella che è la nostra attività prevalente;  ma quest’analisi ci ha fatto capire che il pubblico femminile è un po’ diverso –anzi, direi abbastanza diverso- da quello che sono i consumi e le bevande preferite, cosa che ci era quasi sconosciuta fino a 6 mesi fa, prima di aver datp corso ad una serie di analisi ed approfondimenti che ci hanno fatto scoprire un mondo.

Se ho capito bene,  il progetto per come è stato strutturato si è rivolto su due fronti: il fronte interno e il fronte esterno, una ricerca di mercato e una ricerca in ambito prettamente organizzativo.

Nasce come ricerca di informazione, partendo da  quello che dicevo poc’anzi: una donna è moglie, madre, fidanzata, è un’operatrice professionale ora, ma prima di tutto è una donna, quindi una consumatrice. Capire come si muove, quali sono le sue tendenze anche in ambito di consumo  è una cosa di cui necessitavamo. Poi ovviamente noi lavoriamo in un settore professionale specifico, quello della distribuzione delle bevande, quindi al di là di ciò che sono i consumi delle bevande al femminile noi dobbiamo fare i conti anche con quelle che sono sì consumatrici, ma anche operatrici  professionali. Abbiamo quindi completato il cerchio cercando di capire come questo mondo veniva vissuto sia come donne che come  operatrici.

E sul versante interno?

Ci siamo resi conto di come invece, nell’ambito del nostro settore che è prettamente maschile, ci sia una forte componente femminile che opera all’interno della distribuzione.  I ruoli sono prevalentemente di ufficio, nell’area amministrativa, ma con delle conoscenze del settore che vanno comunque al di là di quello che potevamo immaginare. Se vogliamo, noi abbiamo scoperto un mondo all’interno del nostro mondo, al quale non è mai stato dato rilievo. Abbiamo voluto far emergere anche questo tipo di mondo pensando di dare voce a chi voce non ne aveva mai avuta. Ci sono due parti di questo progetto: quella esterna, come consumatrice, e quella interna, come operatrice professionale, quindi come donna che sviluppa una professionalità nel settore bevande.

Ma voi state pensando alle “quote rosa” o a qualcosa di diverso?

Noi siamo in procinto di costruire le condizioni perché possano emergere anche attività, progetti, idee che possano inserire anche nel nostro comparto quelle che in altri settori sono le cosiddette “quote rosa”. Noi abbiamo limiti importanti, per esempio nel fatto che nel nostro settore il 95% delle aziende sono gestite da uomini, e laddove ci sono delle donne, in compartecipazione col marito, quindi non esiste un’azienda gestita e diretta da una donna. Cosa che avviene invece in alcuni comparti produttivi con cui noi abbiamo rapporti; nell’ambito di aziende vinicole, per esempio, ci sono personaggi al femminile che hanno fatto dell’imprenditoria la loro ragione di vita.  Ma nel nostro campo ci sentiamo pionieri, e da questo punto di vista abbiamo avuto ritorni positivi per quest’idea: sostanzialmente, c’è tutto da costruire! Fatto salvo che il 40% della nostra forza lavoro è fatta da donne, una fetta importante e consistente che merita sicuramente degli investimenti e di essere coinvolta in maniera più attiva, perché a volte la fantasia anche imprenditoriale delle donne supera abbondantemente quella maschile in questo settore

Ho capito che grazie a questo studio avete acquisito le competenze necessarie per sviluppare ulteriormente il tema delle donne all’interno di CDA. Quali sono stati i passi operativi che avete intrapreso –o intraprenderete?

Noi siamo partiti abbastanza in sordina. All’inizio del 2010 abbiamo maturato la convinzione di portare avanti un progetto al femminile, non sapendo realmente dove saremmo arrivati e come avremmo proseguito. Abbiamo iniziato con un’indagine di mercato, studiando il fenomeno del consumo femminile;  abbiamo iniziato a leggere il nostro comparto –quindi le aziende che fanno parte di questa organizzazione- per capire la presenza e i ruoli delle donne all’interno dell’azienda; abbiamo dato vita a un primo evento che ha visto coinvolte una trentina di operatrici del settore, condividendo un fine settimana insieme, facendo un’attività di tipo formativo ma cercando di fare emergere all’interno di questa convention quelli che potevano essere ulteriori stimoli all’interno di questa strada. Il passo successivo è stato quello di convocare per la prima volta -dopo 17 anni che io opero in questo settore - la prima riunione tutta al femminile. Piccoli passi, se vogliamo banali, ma un grande salto relativamente a quella che è stata, e continua ad essere, la storia di questo settore.

Da qui abbiamo iniziato ad ipotizzare un percorso futuro, a progettarlo, a sognare un qualcosa di un po’ diverso rispetto al passato, trovando degli entusiasmi che andavano l di là delle mie aspettative iniziali. Quindi, trovando anche più semplicemente nell’ambito di un coinvolgimento diretto di queste persone, signore o signorine che fossero, una grande attenzione e voglia di fare.

I passi successivi sono quelli che organizzeremo: abbiamo redatto un libro che li accoglie e fatto la sintesi, da dove siamo partiti in questo progetto, abbiamo in animo un evento a fine anno tutto al femminile, in cui metteremo all’interno di una sala riunioni 150 persone tra aziende di distribuzione di bevande e mondo produttivo, condividendo con loro realmente un’analisi, una valutazione su quello che è stato fatto e su quella che è la parte femminile del mondo della distribuzione e dei consumi al femminile. Abbiamo in animo grandi progetti per l’anno prossimo che vedranno questa esperienza portata all’esterno, e quindi in alcune città italiane, cercando di innestare un meccanismo di coinvolgimento che possa andare al di là della produzione e della distribuzione, per arrivare a chi gestisce materialmente un pubblico esercizio.

Abbiamo iniziato un percorso di formazione dedicata al mondo femminile, molto specifica nell’ambito del nostro comparto; abbiamo intenzione di portare avanti delle attività anche commerciali, promozionali nel mondo femminile. Diciamo che da questo punto di vista abbiamo ancora un libro da scrivere. Il libro c’è, e anche le pagine.

Lei ha parlato di un libro, di due eventi per il 2010 e di una serie di progetti che verranno svolti all’esterno del consorzio CDA, presso i consorziati piuttosto che verso i destinatari finali, quindi gestori di bar o pubblici esercizi, oltre al fatto che c’è un vero e proprio programma di formazione per il futuro. Vedremo mai una donna seduta a quella scrivania?

Beh, se la vedeste significherebbe che io ho perso il mio posto di lavoro! Sarebbe comunque interessante. Noi di fatto abbiamo in piccolo un’esperienza di questo tipo: io gestisco un’organizzazione che a livello nazionale è composta da 100 e più imprese, però all’interno della nostra organizzazione abbiamo anche un’esperienza di una donna che ha il mio stesso ruolo, anche se un po’ più in piccolo perché gestisce 7 aziende, ma dove di fatto i meccanismi sono simili. E’ un’esperienza femminile, 7 imprenditori si sono affidati ad una donna per il coordinamento di questa organizzazione. Il fatto di poter vedere una donna al mio posto o in un’organizzazione analoga non è una cosa che vedo male, anzi, potrebbe anche rappresentare veramente uno sviluppo futuro in questo contesto imprenditoriale. Ritengo che le donne non abbiano mai fatto grandi danni nel mondo dell’industria -o della produzione: hanno anzi sempre portato quella componente di innovazione significativa. Non vedo perché non possano farlo anche in questo settore, ben venga!

 

www.videoidmpresa.com


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CANALI: Strategia, Marketing
FORMAT: Punti e Capi

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