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Scacco all'errore!

Piersergio Caltabiano

 

Direttore CTC & Presidente associazione Italiana Formatori

Che cosè l'errore? Come fare a gestire i propri errori e quelli altrui? e soprattutto come trasformarli in opportunità? Piersergio Caltabiano,direttore del CTC e Presidente AIF, ci racconta la sua esperienza.

Trascrizione

Siamo al CTC, il centro di formazione della camera di commercio di Bologna, insieme a Piersergio Caltabiano, direttore della struttura nonché presidente dell’Associazione Italiana Formatori.
Piersergio Caltabiano ha fama di essere un uomo che sbaglia veramente poco, ed è per questo motivo che proprio con lui iniziamo questa nuova serie dedicata all’Ispettore Rock. Quelli della mia età lo dovrebbero ricordare: l’ispettore quasi infallibile dei caroselli, che aveva commesso nella vita un solo errore  -e io capisco di che si tratta- ovvero, non usare una determinata brillantina.
Parleremo quindi di errore. Per prima cosa, mi piacerebbe sentire dal dott.Caltabiano che cos’è, per lui, un errore.

Un errore è un’esperienza che vive a volte di differenziate considerazioni.
E’ un’esperienza soggettiva, perchè se per alcuni l’errore può essere considerato tale, per altri può addirittura assumere una valenza positiva. E’ anche quello che si verifica nella vita di tutti i giorni: nella nostra società economica, e anche politica.
 

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Siamo al CTC, il centro di formazione della camera di commercio di Bologna, insieme a Piersergio Caltabiano, direttore della struttura nonché presidente dell’Associazione Italiana Formatori.
Piersergio Caltabiano ha fama di essere un uomo che sbaglia veramente poco, ed è per questo motivo che proprio con lui iniziamo questa nuova serie dedicata all’Ispettore Rock. Quelli della mia età lo dovrebbero ricordare: l’ispettore quasi infallibile dei caroselli, che aveva commesso nella vita un solo errore  -e io capisco di che si tratta- ovvero, non usare una determinata brillantina.
Parleremo quindi di errore. Per prima cosa, mi piacerebbe sentire dal dott.Caltabiano che cos’è, per lui, un errore.

Un errore è un’esperienza che vive a volte di differenziate considerazioni.
E’ un’esperienza soggettiva, perchè se per alcuni l’errore può essere considerato tale, per altri può addirittura assumere una valenza positiva. E’ anche quello che si verifica nella vita di tutti i giorni: nella nostra società economica, e anche politica.

Le andrebbe di citare un’esperienza che in un primo momento è stata percepita come errore, e poi si è rivelata qualcosa di diverso?

Un’esperienza di questo tipo è stata nell’ Associazione Italiana Formatori dove un programma di sviluppo regionale è stato inizialmente considerato troppo distintivo e settoriale, ed invece si è rivelato il preambolo per arrivare ad una programmazione nazionale che prendesse esempio da tale esperienza per poi essere condiviso nell’ambito globale dell’associazione.

Gli epistemologi parlano di “ottica verificazionista” e “ottica falsificazionista”. Quando lei parte con un’idea, un progetto, a quale delle due ottiche si sente più vicino? Cioè prevale in lei la voglia di verificare se la sua tesi è corretta, o quella di verificare prima il possibile errore?

Innanzitutto, da amante del gioco degli scacchi, trovo opportuno valutare tutte quelle che possono essere le possibilità, le opzioni e anche tutte le considerazioni che si possono verificare dopo un certo tipo di scelta o ,per lo meno, molte.
Dall’altra parte, in questa ottica mi piace andare a verificare se queste si sono effettivamente realizzate rispetto a quella che può essere un’opzione negativa. Andando però anche per differenze: nel momento in cui questo non sia avvenuto, ne prendo atto e mi comporto di conseguenza.

E adesso, mi rivolgo al Caltabiano Manager. Qual’è il suo rapporto con l’errore dei suoi collaboratori?

Il mio ruolo in questo caso è un mix tra guida e amico fraterno, paterno a seconda dell’età dei collaboratori e collaboratrici. E’ quello di far cogliere quello che è avvenuto e rappresentare una guida perché questo non avvenga più, sollevando possibilmente il giudizio, ma entrando anche nella consapevolezza che, per essere una buona guida, bisogna fare in modo di saper essere responsabili anche degli errori dei propri collaboratori.
Noi siamo figure meta-responsabili, quindi abbiamo una responsabilità della responsabilità di coloro che seguono quelli che sono i nostri input, ed è per questo che dobbiamo essere coinvolti direttamente anche con le loro paure, indicazioni, decisioni.

Qualcuno dice che la formazione non serve a non commettere errori, ma a capire i propri errori. Qual è la sua idea su questo?

Per me la formazione ha una valenza duplice: serve a comprendere gli scenari, a sviluppare capacità di comprensione, di riflessione, dall’altra parte ad acquisire il corretto comportamento a seconda dei contesti in cui ci troviamo. La nostra capacità è quella di saper creare flessibilità generativa nelle figure che hanno il ruolo di decidere nelle organizzazioni.
Una flessibilità che parte dal soggetto, dalla sua identità, ma che poi si sviluppa in tutti i vari comportamenti. Ecco perché la formazione ha una posizione olistica, deve comprendere il processo in tutte le sue variabili: analitica, riflessiva e comportamentale.

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CANALI: Capitale Umano
FORMAT: Ispettore Rock

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