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Una farfalla sul pianoforte

Ervin Laszlo

 

Filosofo, pianista, esperto in filosofia della scienza e teoria dei sistemi

Pianista, filosofo, fondatore del club di Budapest, è uno dei massimi esperti della teoria dei sistemi. Ha pubblicato 75 libri e più di 400 articoli. Ervin Laszlo in questa intervista a videodimpresa racconta un brevissimo estratto del suo punto di vista.

Trascrizione

A Bologna, in occasione della prima conferenza sulla complessità organizzata dalla WCSA, è intervenuto anche il professor Ervin Laszlo. Ungherese, pianista, filosofo, massimo esperto della teoria della complessità.
Noi abbiamo colto la ghiotta occasione della partecipazione al convegno per chiedergli: “Professore, scusi, ma… che cos’è la teoria della complessità?”


E’ semplicemente la teoria dei sistemi nei quali viviamo, ora. Siamo sempre più complessi, è il problema è: come gestire questa complessità? Il sistema deve essere gestito in maniera più semplice rispetto a tutta la struttura della complessità.

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A Bologna, in occasione della prima conferenza sulla complessità organizzata dalla WCSA, è intervenuto anche il professor Ervin Laszlo. Ungherese, pianista, filosofo, massimo esperto della teoria della complessità.
Noi abbiamo colto la ghiotta occasione della partecipazione al convegno per chiedergli: “Professore, scusi, ma… che cos’è la teoria della complessità?”


E’ semplicemente la teoria dei sistemi nei quali viviamo, ora. Siamo sempre più complessi, è il problema è: come gestire questa complessità? Il sistema deve essere gestito in maniera più semplice rispetto a tutta la struttura della complessità. Per governare, per dirigere un’azienda ad esempio, non ci si può preoccupare di tutti gli elementi che sono al suo interno, ma dei punti principali: come funziona l’azienda, come sono i finanziamenti, come sono i clienti ecc…e quello è sempre meno complesso di com’è il sistema nella sua totalità.


Un imprenditore, un manager può sentirsi sopraffatto, impotente di fronte a tutte le complessità derivanti dalla gestione di un’organizzazione. Che consiglio può dare lei, professore?


Veramente, questi sono tempi interessantissimi, perché ci sono cambiamenti. Quando un sistema è stabile, non si cambia facilmente; e può essere stabile, ma intrinsecamente instabile. Ad esempio il G20, che ha avuto questa riunione a novembre, ha sempre l’idea di ristabilire la stabilità del sistema attuale, quello che è già in crisi. Non è questo il compito, anche per le imprese. Il mondo imprenditoriale può agire molto più facilmente di quello della politica: ha più flessibilità, risorse proprie; allora qui occorre vedere in avanti, prevedere quello che può succedere. Il sistema attuale nel mondo economico-finanziario, e anche ecologico,  non è sostenibile per come si presenta adesso. Il cambiamento avviene, prima o poi. Quello che è ancora un sogno oggi, può essere realtà domani; e quella che è la grande realtà di oggi, può essere completamente non funzionante domani. La parola Crisi, in cinese “Weiji”, racchiude in sé due simboli: “Wei” significa pericolo, “Ji” opportunità.  La crisi èallo stesso tempo un pericolo, per il sistema attuale, e un’opportunità di creare un altro sistema più sostenibile e pacifico.


Quindi, un’impresa che avrà successo non sarà solo quella che riuscirà a sopravvivere, ma quella che avrà le capacità per gestire la complessità.


Tentare di stabilizzare un sistema che è già in crisi non ha senso. Einstein ha detto molto bene: non si può risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero, bisogna cambiare maniera di pensare, di vedere le cose, di vedere l’opportunità, perché essa non si vede con l’antica visione, ma con quella nuova. E’ un sistema complesso che è in corso di cambiamento.


Di fronte alla complessità di un sistema, ogni crisi presuppone delle opportunità. Che consigli si sente di dare a un manager?


Due cose importantissime: utilizzare l’energia rinnovabile, e riciclare, riutilizzare tutte le materie prime che abbiamo a disposizione. Il nostro pianeta, la nostra biosfera è come una navetta spaziale naturale. Abbiamo un flusso di energia a nostra disposizione, ma non lo utilizziamo, utilizziamo l’energia fossile che abbiamo portato con noi a bordo, e questa sta finendo, non sarà a lungo termine. Se non troviamo il modo di utilizzare bene queste risorse, esse trovano un momento di “pick”, che nel petrolio è già passato; tutte le altre risorse allo stesso modo diventano più care e rare. Dunque non importa cosa si fa, bisogna essere sempre attenti alla sostenibilità della pratica dell’impresa, nel suo campo.
 

Un’altra cosa interessante che lei ha detto, è la capacità di guardare le cose da un altro punto di vista: è, per chi decide, di essere anche creativi. Su questo ha un consiglio?


E’ la differenza principale è tra una persona normale e una veramente creativa: la maniera in cui vede le cose. Vediamo tutti le stesse cose, il creativo ne vede altre dentro di queste. Non suggeriscono da sé le soluzioni, ma sono comunque in sé.  Le soluzioni dobbiamo fornirle noi.


Dunque non si tratta solo di avere le conoscenze per gestire la complessità, ma anche di mutare il proprio approccio per la gestione del problema della complessità.


Assolutamente. Un qualcuno che può anticipare questi cambiamenti, non ha bisogno di vivere la crisi: può prevedere, e agire prima. Altrimenti, è facile dopo aver visto, dire: “Ah, ecco, peccato che non abbiamo agito in un’altra maniera”. Dobbiamo fare prima, non con una reazione ma con una pro-azione, bisogna essere proattivi. Questa è la sfida, e per questo ci vuole una visione di un’insieme di cose. Noi parliamo di visione sistemica, olistica: vedere le cose nel loro insieme, e dopo inserire la nostra industria, il nostro campo, il nostro mestiere insieme nelle cosa.
 

La ringrazio.

Grazie a lei.


Il professor Ervin Laszlo ci ha aiutato a comprendere qualcosa in più sulla teoria della complessità. Sulla nostra abilità di complicarci la vita da soli, non è stato in grado di darci una mano.

www.videodimpresa.com

 


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