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Andrea Dalledonne - prima parte

 

Consulente di strategia e polemologo

Andrea Dalledonne in questa prima parte ci racconta cos'è la polemologia ed i principi su cui si fonda, il tutto condito da favolosi esempi sui grandi condottieri del passato!

Trascrizione

Siamo venuti a trovare Andrea Dalledonne, persona alquanto interessante che, tra le altre cose, è riuscito a sviluppare una nuova branca di interesse: la polemologia. Andrea, in effetti, è una persona un po’ polemica, nel senso che con i suoi interventi ai seminari riesce sempre a stimolare molte discussioni: discussioni che fanno la differenza. Polemologia è un termine nuovo: cosa significa esattamente?


Il termine polemologia deriva dal greco: “polemos”, “logos”. Significa quindi studio dei conflitti, studio dell’arte di vincere, dei modelli che hanno vinto nel corso della storia.
Il termine fu coniato dal sociologo francese Gaston Bouthoul attorno agli anni ’30.

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Siamo venuti a trovare Andrea Dalledonne, persona alquanto interessante che, tra le altre cose, è riuscito a sviluppare una nuova branca di interesse: la polemologia. Andrea, in effetti, è una persona un po’ polemica, nel senso che con i suoi interventi ai seminari riesce sempre a stimolare molte discussioni: discussioni che fanno la differenza. Polemologia è un termine nuovo: cosa significa esattamente?


Il termine polemologia deriva dal greco: “polemos”, “logos”. Significa quindi studio dei conflitti, studio dell’arte di vincere, dei modelli che hanno vinto nel corso della storia.
Il termine fu coniato dal sociologo francese Gaston Bouthoul attorno agli anni ’30. Io l’ho recuperato in un’accezione diversa, proprio per andare a trovare un termine che riuscisse a definire la mia grande passione, che ho da quando ero bambino: cercare di capire come hanno fatto i grandi capi della storia, in particolare i capi militari che sono quelli che più hanno influito su di essa,  a convincere milioni di uomini ad affrontare situazioni incredibili, attraversare continenti, affrontare rischi e incertezze? Cosa possiamo imparare noi che siamo in azienda da questi grandi condottieri del passato?


Su quali principi si basa la polemologia?


Partiamo da un concetto: mentre le scienze aziendali sono molto recenti, la polemologia trova le sue radici molte migliaia di anni fa, e possiamo dire di avere oggi  alle spalle grandi pensatori, ma anche grandi capi stessi, pensiamo a Cesare  quando scrive il De Bello Gallico. Si tratta di recuperare, rileggere, riscoprire queste fonti cercando di capire se è esistito un modello, se esistono delle ricette, cosa possiamo imparare. Io ci credo moltissimo.
La polemologia ci insegna un principio molto importante che voglio condividere con voi: non vi è miglior generale di colui che vince senza combattere neppure una battaglia. Ciò non è semplice e credo sia molto importante capire come ha fatto chi ci è riuscito.


Ci può fare qualche esempio di come possono applicare i principi della polemologia in un contesto aziendale?


I grandi generali della storia, Napoleone, Montecuccoli, Annibale, Rommel, Montgomery…come noi devono affrontare quattro elementi: rischio, incertezza, complessità, gestione delle risorse umane. Il livello può essere differente, ma le variabili sono esattamente le stesse.


Il rischio: dobbiamo fare cose per le quali non abbiamo certezza dei risultati. Dobbiamo farle in condizioni di incertezza, cioè senza avere tutte le informazioni che ci sono necessarie, e affrontando la complessità,uno degli elementi più importanti. Non c’è un capo che abbia sempre vinto, se non tra quelli morti molto giovani, come Alessandro, o Gengis Khan. Questo perché è impossibile per chiunque vincere sempre: la complessità nel cervello umano è finita, ognuno di noi dispone di una certa quantità e finita quella non abbiamo più la possibilità di affrontare il rischio e l’incertezza con lucidità. Un fenomeno che va studiato, dato che nelle scienze aziendali è quasi completamente sconosciuto.


Napoleone a Waterloo non ha perso perché quel giorno pioveva, né perché ebbe un attacco di emorroidi per cui dormì fino a tardi, o ancora per problemi di disposizioni tecniche all’esercito o per altri milioni di motivi che sono stati supposti; ha perso perché era stanco, non era più in grado di affrontare la complessità. Quando fu chiesto a Wellington la motivazione della sua vittoria, la risposta fu: “Loro si sono mossi nella solita, vecchia maniera. E noi li abbiamo battuti nella solita, vecchia maniera.” Credo non ci sia miglior definizione.
Infine, la gestione degli uomini: motivare il genere umano è la cosa più difficile che ci sia. Motivare, delegare, e soprattutto creare entusiasmo uccidendo la paura, cosa comune a tutti noi, è prerogativa dei grandi capi. Tutti i grandi condottieri del passato avevano, chi più, chi meno, queste caratteristiche.

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