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Strike o birdie? La leggerezza del coach!

Pierfrancesco Vacca

 

HR Director di Nike Italy

Pierfrancesco Vacca, HR Director di Nike Italy, dedica ai suoi collaboratori 2 film leggendari! Leggerezza, credere in se stessi, riscoprire le proprie qualità, sono alcuni degli spunti che Pierfrancesco ci suggerisce in questa dedica.

Trascrizione

Per “Ti dedico”, ci troviamo oggi nella sede italiana di una nota multinazionale americana, e con noi c’è Pierfrancesco Vacca, HR Director di questa azienda. Un brand che non ha bisogno di presentazioni: stiamo parlando di Nike!

Ho pensato a due film che amo moltissimo,  mi piacciono entrambi molto e hanno una bella storia che posso condividere, e a un libro.
Il primo film è “Il grande Lebowski”, un cult degli anni ’90, un film che amo tantissimo per il suo personaggio principale, questo Jeffrey Lebowski, soprannominato “The Dude”, un personaggio molto disincantato e distaccato dalla realtà, che si trova però coinvolto in una serie di eventi molto complicati.
 

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Per “Ti dedico”, ci troviamo oggi nella sede italiana di una nota multinazionale americana, e con noi c’è Pierfrancesco Vacca, HR Director di questa azienda. Un brand che non ha bisogno di presentazioni: stiamo parlando di Nike!

Ho pensato a due film che amo moltissimo,  mi piacciono entrambi molto e hanno una bella storia che posso condividere, e a un libro.

Il primo film è “Il grande Lebowski”, un cult degli anni ’90, un film che amo tantissimo per il suo personaggio principale, questo Jeffrey Lebowski, soprannominato “The Dude”, un personaggio molto disincantato e distaccato dalla realtà, che si trova però coinvolto in una serie di eventi molto complicati.
Lui, nonostante guardandolo non potessi prevedere che sarebbe riuscito a risolvere una serie di problematiche, riesce a muoversi attraverso queste situazioni estremamente complesse con grandissima leggerezza. E’ un film che amo proprio per questo aspetto della leggerezza, che comunque ti porta a fare delle cose bene, a raggiungere dei risultati. Sinceramente, pensandolo in chiave aziendale, sarebbe un elemento che aggiungerebbe qualcosa, non che toglierebbe. Se posso dare una raccomandazione ai miei colleghi e ai manager è: cerchiamo di essere un po’ più leggeri, perché, in fondo, non è mai la fine del mondo.   

E l’altro film?

L’altro film è “La leggenda di Bagger Vance”, un film di Robert Redford con Will Smith e Matt Damon, ed è una storia di golf, di un giocatore che aveva perso il suo swing, la sua vera natura, la sua essenza, quello che gli consente di essere in sintonia col campo, con la vita, con il mondo intero;  la ritrova poi grazie all’aiuto di Caddy che in realtà è  proprio un maestro, una persona che aiuta l’altro a riscoprire le proprie qualità, competenze, capacità, la fiducia in sé stesso.

Caddy lo aiuta a mettere tutto questo in campo e a raggiungere un risultato, anche qui con tranquillità, senza sforzi. Una storia bellissima perché dimostra come, lavorando con le persone, seguendole, dando anche qualche bastonata a fin di bene si riesce a tirare fuori il meglio.

Questa è una storia che io vedo molto legata al libro che volevo proporre: si chiama “Coaching”, di John Whitmore, un testo molto importante per quel che riguarda il coaching. E’ un libro che ho amato per due ragioni: uno, perché i libri di business non mi piacciono, mi annoiano, li trovo molto ridondanti, e questo invece è un libro semplice, molto facile da comprendere, molto diretto, dà indicazioni chiare e porta le persone al punto, all’essenza delle cose.

Poi perché è un libro sulle domande che aiutano un coach: può essere chiunque, ma diciamo che in chiave aziendale è il manager, a tirare fuori il meglio dalle proprie persone, ad aiutarle a vedere la realtà per quello che è e a trovare le risposte, le soluzioni. Tutto molto diretto, semplice ed efficace. Devo dire che se tutte le persone che lavorano in un’azienda, quindi tutti i manager e non solo chi lavora nelle risorse umane, lo leggessero e lo applicassero, penso che veramente potrebbe portare a cambiamenti molto importanti, forti e positivi.

Ma non è utopistico? Voglio dire: il film, e anche il libro, tutto molto bello ma… il numero è sempre il numero, in un’azienda!

E’ vero, il numero è il numero, ma proprio in natura lo spingere, l’intestardirsi  porta a rigidità, insofferenza, al perdere di vista la visione complessiva. Io non sto dicendo che bisogna fare della filosofia in azienda, pace, bene ecc… ma è l’approccio, il fatto di consentire alle persone di esprimere se stesse, essere se stesse e mettere in campo ciò che hanno, piuttosto che essere molto duri, direttivi, pesanti, far sentire la paura.

Perché alla fine, la paura può essere un elemento di motivazione, però quanto dura? E’ a lungo o a breve termine? Ti porta la testa o il cuore con la persona? Quindi credo che alla lunga questa sia la strada migliore, e assolutamente in linea con gli obiettivi di un’azienda.

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CANALI: Capitale Umano
FORMAT: Ti dedico

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