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L'uomo che "odia" il marketing!

Gianluca Diegoli - primo episodio

 

Esperto in comunicazione digitale

Ma le aziende hanno compreso le potenzialità del web 2.0? Il top management ha capito l'importanza di comunicare nell'era dei social media? L'abbiamo chiesto a Gianluca Diegoli, esperto di comunicazione digitale e blogger (www.minimarketing.it). In questo primo episodio della trilogia "l'uomo che odia il marketing", Gianluca ci spiega gli errori di valutazione che hanno fatto le aziende e com'è cambiato il ruolo del marketing manager nell'era della comunicazione digitale.

Trascrizione

E’ venuto a trovarci Gianluca Diegoli, esperto di comunicazione digitale, consulente e blogger molto famoso in Italia. E’ suo il Blog www.minimarketing.it
Gianluca, le aziende hanno capito cos’è il Web 2.0?


Sicuramente aziende grandi hanno iniziato a capire che il marketing digitale e il Web costituiscono ormai una condizione non più bypassabile della loro comunicazione. Come lo stanno declinando, su questo ci sarebbero parecchi appunti da fare. Il primo pensiero che hanno avuto  aziende che erano abituate ad utilizzare mezzi di comunicazione è stato “E’ solo un nuovo modo di comunicare, un nuovo canale trasmissivo”.

 

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E’ venuto a trovarci Gianluca Diegoli, esperto di comunicazione digitale, consulente e blogger molto famoso in Italia. E’ suo il Blog www.minimarketing.it
Gianluca, le aziende hanno capito cos’è il Web 2.0?


Sicuramente aziende grandi hanno iniziato a capire che il marketing digitale e il Web costituiscono ormai una condizione non più bypassabile della loro comunicazione. Come lo stanno declinando, su questo ci sarebbero parecchi appunti da fare. Il primo pensiero che hanno avuto  aziende che erano abituate ad utilizzare mezzi di comunicazione è stato “E’ solo un nuovo modo di comunicare, un nuovo canale trasmissivo”. Questo modo di considerare il Web ha portato anche a grandissimi danni, quasi tutti i grandi flop del primo boom della New Economy sono stati basati su questo concetto: “è arrivata la nuova televisione, invadiamo il web con budget milionari finché non lo riempiamo tutto con le nostre cose.”
Per fortuna sta un po’ passando questa mentalità, le aziende stanno iniziando ad interpretare il Web come una piattaforma fatta di scambi, di persone, di community, di relazioni. anziché come quella di uno spazio in cui inserire le proprie campagne pubblicitarie. Hanno cominciato aprendo blog, profili su Facebook, Twitter…cercando di partecipare in ogni caso alla conversazione.  A volte nell’aprire questi profili si cade di nuovo nello stesso peccato originale: “ho ottenuto un milione di followers, che ora saranno pronti ad ascoltare ogni singolo messaggio pubblicitario che posso mandare”. Questo non funziona: bisogna aprire un dialogo, bisogna essere lì per ascoltare e riconoscere alle persone un ruolo, che può essere quello di ambasciatori della marca, o esperti del settore. Bisogna riconoscerlo non solo a parole, ma incontrare queste persone e capire che loro sono il vostro focus group, che vogliono partecipare alla vostra mission, in un certo senso.

Gianluca, hai parlato di conversazioni, e non di comunicazione. Ma come cambiano le competenze del marketing manager nel gestire le conversazioni dell’azienda nel Web 2.0?


Il ruolo del Marketing Manager sicuramente è stato in prima linea in questa variazione di paradigma portato dal Web. Da un sistema in cui un marketing manager allocava un budget, magari a un centro media, che a sua volta lo allocava a un’agenzia o a canali di comunicazione come televisione, o giornali, siamo passati a un ecosistema in cui queste relazioni non sono più lineari.
Non esiste più una causa-effetto tra i soldi investiti in pubblicità e marketing e di quanto aumentano le vendite. Una grande generazione di marketing manager cresciuti con questo paradigma in testa si trovano di fronte al fatto che il loro ruolo in futuro sarà più una figura di confine, assomiglierà forse più a un community manager che a un gestore di fondi pubblicitari.

Ciò comporta il fatto di mettersi spesso in testa il cappello del cliente, uscire dall’azienda e andare dove stanno i clienti nel modo più facile, sul Web, incontrarli e portare le loro istanze all’interno dell’azienda. E’ un ruolo più diplomatico, di confine; meno proattivo e più reattivo. Una specie di pelle del’azienda che ascolta e sente la temperatura esterna.

www.videodimpresa.com

 


Categorie

CANALI: Marketing
FORMAZIONE: Il Prof

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