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Meglio un capo temuto oggi che uno amato domani?!

Andrea Dalledonne

 

Consulente di strategia e polemologo

Andrea Dalledonne, in questa intervista, prendendo spunto da una famosa frase di Niccolò Macchiavelli, ci da il suo punto di vista sul ruolo del capo e se è meglio, per un leader, farsi temere o farsi amare dai propri collaboratori.

Trascrizione

Meglio un capo temuto oggi che uno amato domani?


Scrive Machiavelli: “Gli uomini sono spinti da due cose principali; o dall’amore, o dal timore: talché, così gli comanda chi si fa amare, come lui che si fa temere; anzi, il più delle volte è più seguito e più ubbidito chi si fa temere che chi si fa amare.”
Il tema se il leader abbia più forza se amato o temuto, è un tema che pervade tutta la storia e tutta la scienza della polemologia dalla sue origini ad oggi. La risposta è molto complessa.

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Meglio un capo temuto oggi che uno amato domani?


Scrive Machiavelli: “Gli uomini sono spinti da due cose principali; o dall’amore, o dal timore: talché, così gli comanda chi si fa amare, come lui che si fa temere; anzi, il più delle volte è più seguito e più ubbidito chi si fa temere che chi si fa amare.”
Il tema se il leader abbia più forza se amato o temuto, è un tema che pervade tutta la storia e tutta la scienza della polemologia dalla sue origini ad oggi. La risposta è molto complessa. Vi leggo altre due frasi molto sintetiche. Una è di Federico II,l’ inventore, colui che ha costruito l’esercito prussiano: “Ci sono casi in cui la severità è necessaria, ma la crudeltà non lo è mai. In un giorno di battaglia preferirei essere amato che temuto dai soldati.”. Ma lo stesso, ha del pari scritto pochi anni dopo: “Un soldato deve temere il proprio ufficiale più dei pericoli ai quali viene esposto.”


E’ estremamente dare una risposta in poco tempo a questo tema. Bisogna partire però da un presupposto: che l’amore, l’essere seguiti perché si è amati, è sempre –e lo dimostra in modo inequivocabile la storia dell’arte del comando- una forza che tende a spegnersi in relazione al tempo. E’ quindi una forza che può muovere gli uomini a seguirci per poco tempo e per obiettivi poco ambiziosi. Esiste una profonda differenza tra il rispetto e la paura: incutere rispetto,f arsi seguire perché le persone che ci circondano hanno rispetto, in qualche modo ci temono e temono ciò che possa essere il frutto delle nostre decisioni e del nostro modo di relazionarci a loro, è una grande forza del leader. Se io dovessi scegliere quale dote possedere in un momento di grande crisi, di grande difficoltà, io preferirei essere temuto che amato, e suscitare attraverso un giusto livello di timore, il rispetto delle persone che devono poi obbedire e fare ciò che io ritengo debbano essere i comportamenti strategici per portarci ad una soluzione.


Napoleone scrisse una cosa straordinaria, una costante del suo pensiero: “E’ molto meglio un generale cattivo che due buoni”, nel senso che il comando per forza di cose dev’essere un elemento unitario, e penso che per fare questo sia più semplice incutere timore rispetto che farsi amare, perché farsi amare richiede un tempo che molto spesso non si ha a disposizione.
Ulteriore elemento di riflessione sul tema se il leader debba essere amato o temuto; dopo la frase che avevo letto poc’anzi di Machiavelli, ne ritroviamo un’altra, straordinaria, nella lettera a Francesco Vettori: “L’offizio principale di ogni principe è guardarsi dall’essere odiato et disprezzato.”


Ricalchiamo ciò che abbiamo appena detto: essere temuto è un concetto, essere amato e disprezzato è completamente un altro. L’odio non è il timore. Quindi, quando io dico che un capo dev’essere temuto, non dico che un capo dev’essere odiato. La distinzione è molto sottile, qui risiede una delle ricette più difficili e complicate dell’essere capo, dell’arte di vincere, della strategia del successo, dell’essere leader ma in questo deve risiedere la grande capacità: riuscire ad essere temuto senza essere odiato.

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