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Un desiderio diventato commestibile!

Sara Roversi

 

Founder at Sosushi Italia srl

Teatrodimpresa e Sosushi collaborano al team coaching in cucina, evento di Fior di Risorse in programma il 21 marzo.

Vi riproponiamo l'intervista a Sara Roversi,  una delle 2 anime di Sosushi. Sara ci ha raccontato come un desiderio di sushi ha portato lei e suo marito a creare un'azienda che in poco tempo si è sviluppata in tutta Italia. Inoltre, ci ha parlato del significato del nome, della struttura aziendale e dei progetti futuri.

Trascrizione

Intervista a Sara Roversi Founder di SoSushi.

Proseguiamo con il nostro ciclo di incontri con imprenditrici. E’ venuta a trovarci in studio Sara Roversi,  una delle due anime di SoSushi. Sara, che cos’è SoSushi?

SoSushi non è solo merito mio, nel senso che è nata da me e mio marito. Per gioco abbiamo deciso di differenziare rispetto alle altre nostre due attività, e abbiamo deciso di aprire un piccolo laboratorio Take Away di sushi a Bologna. Questo perché, dopo un anno vissuto a New York, dove abbiamo mangiato sushi ovunque, in qualsiasi forma, era diventata un’abitudine. Tornati a Bologna, dovevamo fare dei km, andare a Milano, per mangiarlo. Da lì è nata questa idea. Ad oggi, SoSushi da piccolo laboratorio take away è diventata una catena con 30 punti vendita in tutta Italia.

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Intervista a Sara Roversi Founder di SoSushi.

Proseguiamo con il nostro ciclo di incontri con imprenditrici. E’ venuta a trovarci in studio Sara Roversi,  una delle due anime di SoSushi. Sara, che cos’è SoSushi?

SoSushi non è solo merito mio, nel senso che è nata da me e mio marito. Per gioco abbiamo deciso di differenziare rispetto alle altre nostre due attività, e abbiamo deciso di aprire un piccolo laboratorio Take Away di sushi a Bologna. Questo perché, dopo un anno vissuto a New York, dove abbiamo mangiato sushi ovunque, in qualsiasi forma, era diventata un’abitudine. Tornati a Bologna, dovevamo fare dei km, andare a Milano, per mangiarlo. Da lì è nata questa idea. Ad oggi, SoSushi da piccolo laboratorio take away è diventata una catena con 30 punti vendita in tutta Italia. Una catena che è nata sotto varie forme: abbiamo cercato di caratterizzare ogni punto vendita, ovviamente mantenendo le linee guida e i colori della nostra catena, i nostri colori, ma studiando minuziosamente ogni materiale, ogni particolare, quindi andando a creare fondamentalmente tanti piccoli progetti unici, che fanno parte di un progetto più grande.

A questo punto la domanda è d’obbligo: ma cosa vuol dire SoSushi?

Sosushi significa letteralmente “sushi creativo”. Confesso che all’inizio non sapevamo che volesse dire questo, è stato un bel rischio, però effettivamente riflette tutto il nostro mondo, perché sia dal punto di vista dell’immagine, che dal punto di vista del prodotto, c’è tantissima creatività!

Sara, l’Italia è un paese estremamente conservatore sotto il profilo “food”. Come è stato accolto il Sushi?

Inizialmente, le prime persone attratte dal sushi erano quelle più modaiole. Oggi, anche in Italia si sta cominciando ad affermare, ogni giorno sempre di più. Vi do come esempio Bologna, dove quando abbiamo iniziato 5 anni fa c’eravamo praticamente solo noi, e ad oggi siamo più di 30. Abbiamo richieste un po’ da tutta Italia, e la particolarità di SoSushi è di essere entrata subito anche nei piccoli centri; abbiamo in qualche modo contribuito alla divulgazione di questa cultura, anche perché nei punti vendita facciamo scuola di sushi, presentazione di libri… diamo anche un po’ di contributo educational a tutto quello che è il mondo del sushi e del Giappone. 

Qual è il modello di business che avete deciso di seguire, quali format?

E’ una rete che non è cresciuta secondo logiche, e per questo motivo ha avuto uno sviluppo abbastanza “non-organico”. Detto ciò, ad oggi siamo presenti in tutta Italia, e come dicevo abbiamo iniziato dai piccoli centri. Adesso invece stiamo iniziando una nuova fase, 2.0, dove Sosushi andrà a consolidare la propria catena e sta cominciando ad aprire nei grandi centri, nelle stazioni, in centri con elevato store traffic piuttosto che food court, o comunque realtà e città di macromarket importanti. I formati principali sono: il laboratorio artigianale, che è anche quello più diffuso; il secondo formato è il sushi train, classico kaiten, il nastro trasportatore; poi abbiamo l’Apecar, quello secondo me più divertente, ha quel sapore di made in Italy che sono l’Ape, o la Vespa, o la 500 sanno trasmettere, e rende il nostro prodotto molto più vicino alla gente, perché lo possiamo portare a casa delle persone, fuori dagli uffici o dalle scuole; il quarto formato è il corner, che applichiamo solitamente a realtà stagionali, dove siamo noi che andiamo ad aggiungerci a un progetto più grosso.

Qual è il punto di forza di SoSushi?

In primis, sicuramente avere uno staff poliedrico, multietnico, sensibile a contaminazioni e stimoli da tutto quello che è il mondo esterno e ci permette di avere un prodotto sempre nuovo, al passo coi tempi. Il secondo punto di forza secondo me è l’offerta food, la ricerca che viene fatta rispetto a tutto ciò che è il prodotto che noi offriamo; noi da tempo sperimentiamo ricette con prodotti tipici italiani, ed è nato spontaneamente da nostri chef. Questa cosa ha iniziato a prendere piede, nascevano in modo spontaneo delle ricette; ora abbiamo invece un progetto chiamato “Local Sushi” che vuole promuovere ricette totalmente made in Italy, o comunque con prodotti tipici locali. Probabilmente, alla fine di quest’anno il nostro viaggio per l’Italia ci porterà ad avere un catalogo di ricette di sushi “Made in Italy” importante. Anche perché il nostro prodotto viene in gran parte dall’Italia, o dall’Europa, cerchiamo di renderlo il più sostenibile possibile.

Hai detto come vedi SoSushi tra un anno. E tra cinque anni?

SoSushi tra 5 anni sarà sempre più Local e, anche guardando alcuni esempi americani che hanno dato esiti molto positivi sia dal punto di vista di gusto che di business, ci vediamo sempre di più in quella direzione. Il grande mito del “Global” si fa sempre più “Local”; ci vede sempre più radicati sul territorio italiano, presenti anche nelle grandi città, e perché no, anche all’estero.

Quindi SoSushi ci ha dimostrato che, con un’adeguata dose di creatività, è possibile -con il sushi- conquistare il mercato food più ostico del mondo: quello italiano.

 

www.videodimpresa.com


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CANALI: Storie d'impresa
FORMAT: Punti e Capi

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