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L'ingrediente segreto dei salumi Levoni

Marella Levoni

 

Direttore Relazioni Esterne

Se per caso vi siete mai chiesti perchè il simbolo della Levoni è un maialino con le ali....noi di videodimpresa ve lo possiamo dire! Marella Levoni, Direttore delle relazioni esterne della Levoni spa, racconta come è nata e come si è sviluppata l'azienda di famiglia. Tanti cambiamenti salvo...l'intransigenza per la qualità. Già nel 1911 il bis nonno vinceva la prima medaglia d'oro e cent'anni dopo, nel 2011, il tema della qualità continua ad essere una vera fissazione... ma anche la chiave del successo Levoni. E tra altri cento anni? ...sicuramente qualità!

Trascrizione

Siamo a San Patrignano in occasione di “Squisito 2011”, che quest’anno ha un sottotitolo interessante: “semplicemente qualità”. Ed è per questo che siamo con Marella Levoni, dell’azienda produttrice di salumi, a parlare della storia di questa azienda.

La nostra storia inizia esattamente 100 anni fa quando, nel 1911, il mio bisnonno fonda l’azienda. O meglio, inizia la lavorazione dei salumi. Lui aveva iniziato come apprendista in un’altra azienda, dove il proprietario era di origini ungheresi ed era specializzato nei salumi affumicati, ed è per questo che il bisnonno come prodotto di partenza sceglie il salame ungherese. Con questo prodotto va nel 1913 a Londra in un’esposizione internazionale, dove vince la medaglia d’oro per la qualità.

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Siamo a San Patrignano in occasione di “Squisito 2011”, che quest’anno ha un sottotitolo interessante: “semplicemente qualità”. Ed è per questo che siamo con Marella Levoni, dell’azienda produttrice di salumi, a parlare della storia di questa azienda.

La nostra storia inizia esattamente 100 anni fa quando, nel 1911, il mio bisnonno fonda l’azienda. O meglio, inizia la lavorazione dei salumi. Lui aveva iniziato come apprendista in un’altra azienda, dove il proprietario era di origini ungheresi ed era specializzato nei salumi affumicati, ed è per questo che il bisnonno come prodotto di partenza sceglie il salame ungherese. Con questo prodotto va nel 1913 a Londra in un’esposizione internazionale, dove vince la medaglia d’oro per la qualità. La sua idea di essere intransigente proprio su questo punto viene ulteriormente rafforzata e sarà la linea guida dell’azienda da allora fino ad oggi e sicuramente per i prossimi 100 anni.

Cosa significa qualità per Levoni?

Per noi vuol dire selezione delle materie prime, a partire dalla carne che si utilizza, a tutto quello che viene aggiunto, quindi il sale, le spezie, gli aromi –utilizziamo solo quelli naturali. La qualità nella lavorazione: abbiamo infatti  385 dipendenti, e buona parte di questi lavorano sì nell’azienda, ma sono artigiani, quindi fanno buona parte del lavoro manuale. Qualità nel seguire il prodotto dall’inizio alla fine. Qualità anche nel servizio al nostro cliente, nella consegna, in tutto quanto.

Trovo particolarmente affascinante il discorso sull’affumicatura.

L’affumicatura viene fatta –ancora oggi come allora- con una selezione di legni di montagna della Val di Fiemme, che il bisnonno aveva selezionato; fumo assolutamente naturale che noi utilizziamo per affumicare questo famoso salame ungherese e tutti gli altri affumicati dell’azienda.

E l’evoluzione qual è stata successivamente?

Ogni generazione ha portato un’evoluzione e ampliamento dell’azienda e un’aggiunta di prodotti che venivano fatti, poichè servendo noi prevalentemente negozi tradizionali, abbiamo inevitabilmente gamma molto ampia di prodotti: vi dico solo che abbiamo 200 prodotti a catalogo, 50 salami diversi, perché dobbiamo accontentare i gusti di tutte le regioni cui presentiamo i nostri salumi. Quindi, la seconda generazione ha ampliato questa gamma di prodotti e ha fatto una stagionatura di prosciutti crudi sui colli mantovani. La terza generazione è quella che ha spinto probabilmente di più sull’export, ha aperto i due prosciuttifici dove fare i prosciutti di OP, quindi San Daniele e prosciutto di Parma, ovviamente nelle zone di origine. La quarta generazione è quella che ha visto il primo ingresso delle donne in azienda perché, oltre ai maschi della famiglia, ora ci siamo anche io e mia cugina. Io mi occupo della comunicazione, lei della parte produttiva: è laureata in agraria, quindi...

Come si sta muovendo la Levoni per quanto riguarda l’export?

Esportiamo in 50 Paesi in tutto il mondo. I mercati più importanti sono l’Europa in generale, in particolare Francia e Germania, poi gli Stati Uniti, il Giappone, e siamo ovunque si possano esportare i salumi.

Possiamo raccontare qualche aneddoto specifico per quanto riguarda le differenze regionali nei gusti?

Questo famoso gusto affumicato del salame ungherese va molto in Alto Adige. Posso dire che in qualunque salumeria dell’Alto Adige si trova l’ungherese di Levoni. L‘ho visto con i miei occhi, persone entrare in un negozio e chiedere: “Ein Levoni, bitte”. “Ein Levoni” è il salame ungherese.  Viceversa, al Sud il gusto affumicato non va, vanno i gusti più piccanti, quindi abbiamo il salame o la salsiccia “Napoli” o la salsiccia mediterranea che è tipica della Calabria. La mortadella va ovunque, il prosciutto crudo e cotto ovviamente sono quelli più trasversali. Le grosse differenze sono sui salami, tant’è che noi abbiamo appunto tutte queste ricette che coprono l’Italia da Nord a Sud.

Che cosa succederà alla Levoni nei prossimi 100 anni?

La prospettiva dei 100 anni è veramente molto lunga. L’idea nostra sarà sicuramente di portare avanti il filo conduttore della qualità, che è quello che ci porterà verso il futuro, e di questo siamo convinti. L’export assumerà sempre più importanza, perché l’espansione è più facile da farsi in quella direzione. Continueremo a puntare sulle caratteristiche principali della nostra azienda, e a renderle sempre più forti.

Comunicare la qualità è il suo compito, quindi ci può dire qualcosa sulle strategie che intende perseguire?

Le idee per il futuro sono di raggiungere sempre di più il consumatore finale, riuscire a raccontargli bene come facciamo le cose e perché le facciamo in questa maniera. Lavoreremo quindi prevalentemente su una comunicazione di pubbliche relazioni e ufficio stampa, insieme anche al ruolo molto importante della nostra forza vendite, che è in contatto praticamente quotidiano con i nostri clienti salumieri, e che può trasmettere loro tutte le novità e tutti i valori dell’azienda.

So che avete utilizzato anche la formazione come leva di marketing. Ce ne vuole parlare?

Sì, dal 2008 sono stati iniziati questi corsi intitolati “Il maialino d’argento”, perché c’è questo maialino come simbolo nel nostro marchio; i corsi sono stati organizzati gratuitamente dall’azienda per la fascia più alta dei nostri salumieri, e i docenti dei vari corsi -che riguardavano la gestione del negozio, come allestirlo, come promuoverlo- raggiungevano gruppi di 20 salumieri i giro per l’Italia. Erano corsi molto interattivi, siamo andati a coprire tutto il territorio ed è stato molto apprezzato.

Parliamo allora di questo maialino d’argento!

Torniamo a Londra, quando il bisnonno è andato con questi salami al concorso, e gli altri concorrenti inglesi con un detto molto anglosassone gli dicevano: “Vincerai quando ai maiali spunteranno le ali!”.E’ un modo di dire che hanno, lì. Lui, caparbio, è andato per la sua strada, e ha vinto! E ha trasformato poi questo detto in: “Levoni rinuncerà alla qualità, quando ai maiali spunteranno le ali.” E’ per questo che, quando abbiamo fatto il restyling del nostro marchio nel 2002, abbiamo messo come monito il maialino con le ali.

 

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CANALI: Storie d'impresa
FORMAT: Punti e Capi

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