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Squadra che vince... vince!

Maurizio Camponovo

 

Presidente di HR Ticino

Videodimpresa questa volta è andata in Svizzera, più precisamente nel Canton Ticino, per incontrare Maurizio Camponovo, Presidente di HR Ticino. Maurizio ci ha raccontato un'esperienza di lavoro di gruppo, nemici comuni, spirito di squadra, motivazione e nostalgia...

Trascrizione

Siamo andati a Lugano a incontrare Maurizio Camponovo, Presidente di HR Ticino, e gli abbiamo chiesto di raccontarci una qualche esperienza di gestione del cambiamento realizzata da uno dei suoi associati.

Volevo raccontarvi l’esperienza di nascita spontanea di un fortissimo e profondo spirito di squadra a fronte di un obiettivo comune che andava stagliandosi all’orizzonte in maniera progressiva, e che veniva percepito come molto difficile da raggiungere.

 

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Siamo andati a Lugano a incontrare Maurizio Camponovo, Presidente di HR Ticino, e gli abbiamo chiesto di raccontarci una qualche esperienza di gestione del cambiamento realizzata da uno dei suoi associati.

Volevo raccontarvi l’esperienza di nascita spontanea di un fortissimo e profondo spirito di squadra a fronte di un obiettivo comune che andava stagliandosi all’orizzonte in maniera progressiva, e che veniva percepito come molto difficile da raggiungere. Un’esperienza relativamente recente, legata ad una mutazione del contesto esogeno, una mutazione del contesto normativo che rappresentava una minaccia da un punto di vista procedurale, per alcune quote di mercato dell’azienda.

Questo ha determinato la costituzione di un gruppo di progetto, nella forma più classica, di cui ho fatto parte per il mio ruolo di Responsabile di Formazione e Sviluppo all’interno dell’azienda. C’era una componente di formazione, proprio perché mutava il contesto normativo per cui bisognava addestrare le persone a conoscerlo, e progressivamente il flusso procedurale andava ad alimentare altri gruppi all’interno del progetto stesso. Ad un certo punto, più o meno a metà del percorso, che era trimestrale, ci si è resi conto di come questi flussi sarebbero stati molto più importanti e significativi di quanto originariamente paressero. Sarebbe stato un vantaggio competitivo per l’azienda fare fronte a questi flussi in maniera veramente efficace, senza lasciare nulla al caso e cercando di riuscire a soddisfare al meglio le esigenze dei clienti che intendevano avvalersi delle possibilità che queste condizioni presentavano.

Per questo motivo, sono stati istituiti dei gruppi dedicati, e progressivamente sono state inserite al loro interno persone nuove, che non necessariamente provenivano da quell’ambito, anzi, nella stragrande maggioranza dei casi venivano da ambiti differenti. Ad un certo punto il gruppo di progetto ha attinto a piene mani a persone che all’interno dell’organizzazione venivano reclutate e, quasi dalla sera alla mattina, veniva chiesto loro di raggiungere altre sedi , altri gruppi per calarsi in una realtà. Quindi, queste persone arrivavano e in maniera rapidissima entravano a far parte di una realtà per loro totalmente nuova.

Ho assistito a più scene di questo tipo: ricordo in particolare una domenica in cui, a seguito di una triangolazione di telefonate a fronte di un problema, io ho chiamato un mio collaboratore che è responsabile della formazione dell’azienda, quindi ha un ruolo chiaro e non si presta ad interpretazioni. Facendogli tutta una pletorica introduttiva a come quello che gli stavo chiedendo non sarebbe stato adeguato al suo livello professionale, gli ho chiesto di raggiungere un gruppo e, nelle due o tre settimane successive, dare una mano al suo interno per far fronte ai flussi operativi. Lui mi ha risposto, semplicemente: “A che ora devo essere lì?”. Dal giorno dopo ha svestito i panni del responsabile della formazione, e per tre settimane ha lavorato incessantemente fino a sera inoltrata, su questo tipo di progetto. 

Ricordo anche quando con le due persone chiave all’interno di questo macro gruppo , il responsabile della struttura presso cui lavoravamo e il responsabile del progetto, uscendo una sera dall’ufficio a mezzanotte –perché questi erano i ritmi degli orari- ci siamo guardati e ci siamo detti: “questo ci mancherà!”

In effetti, oggi conservo due grossi ricordi: l’emozione che ho provato, e la parola non è scelta a caso, nel momento in cui ho ricevuto, a progetto concluso, l’informazione che tutto era andato bene e quindi i conti tornavano; e questo sentimento di nostalgia rispetto a quello che ho vissuto, sebbene con ritmi vertiginosi, perché si lavorava veramente ad orari pazzeschi.

Maurizio Camponovo ci ha raccontato come, di fronte a difficoltà esogene, un gruppo di persone possa sentirsi ancora più unito per fronteggiare l’avversità esterna.

 

www.videodimpresa.com


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CANALI: Capitale Umano
FORMAT: Punti e Capi

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