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Uno sguardo verso il futuro

Carola Colombo

 

Commercialista, formatrice e mediatrice

Veloce ed economica; perchè non approfittarne? La mediazione è un modo diverso per affrontare e dirimere le controversie. Carola Colombo, formatrice e mediatrice, ci ha parlato di questa nuova disciplina specifica, delle peculiarità ed dei vantaggi che derivano dall'utilizzo di questo nuovo strumento.

Trascrizione

Oggi abbiamo qui con noi Carola Colombo, commercialista, formatrice, mediatrice che ci ha portato il suo nuovo libro, “Guida alla mediazione”. Carola, che cos’è la mediazione?


E’ un modo diverso di affrontare conflitti e controversie. Invece che andare dall’avvocato per approdare al tavolo del giudice, si va dal mediatore, che è una persone che non ha niente a che fare con la giustizia, o con la controversia in particolare, è un terzo imparziale che aiuta le parti a trovare una soluzione al loro problema.
 

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Oggi abbiamo qui con noi Carola Colombo, commercialista, formatrice, mediatrice che ci ha portato il suo nuovo libro, “Guida alla mediazione”. Carola, che cos’è la mediazione?


E’ un modo diverso di affrontare conflitti e controversie. Invece che andare dall’avvocato per approdare al tavolo del giudice, si va dal mediatore, che è una persone che non ha niente a che fare con la giustizia, o con la controversia in particolare, è un terzo imparziale che aiuta le parti a trovare una soluzione al loro problema.


Quali tipi di controversie possono arrivare davanti al mediatore?


Tutte le controversie che riguardano i diritti disponibili delle persone, quindi siamo in ambito civile; tutto quello regolamentato appunto dal codice civile, in particolare i diritti disponibili, ciò di cui uno può disporre.
Adesso abbiamo una legge che regolamenta proprio la mediazione, cosa che prima mancava; da marzo 2010 è stata pubblicata sulla Gazzetta il Decreto Legislativo 28, che si occupa di mediazione in materia civile e commerciale, e quindi la mediazione è un istituto a sé, regolamentato. Una disciplina specifica che introduce un elemento molto importante, che è una sorta di obbligatorietà in alcune materie; quindi, prima di proporre la domanda al giudice per una controversia in atto, si deve fare un passaggio intermedio davanti al mediatore.


Quali sono le differenze più importanti tra mediazione e giudizio?


Il giudizio è il procedimento che avviene in tribunale, si vanno a definire le ragioni, i torni, il passato e sfocia in una sentenza. La mediazione è invece una sguardo verso il futuro, va a definire qual è il comportamento che le parti devono adottare per affrontare la loro relazione nel futuro.


Ma quali sono i vantaggi della mediazione rispetto al giudizio?


Innanzi tutto, è veloce; in Italia abbiamo una giustizia molto lenta, il procedimento di mediazione deve iniziare e concludere in 4 mesi. E’ economica, soprattutto nelle materie cosiddette obbligatorie la tariffa è quella fissata dal Ministero, quindi per controversie fino a 1000 euro si parla addirittura di 40-60 euro a carico delle parti, quindi è veramente economica rispetto ai costi di una giudizio, tra avvocati, bolli ecc… Ci sono anche degli incentivi fiscali. Punta inoltre a mantenere la relazione tra le parti. Da una sentenza le parti escono solitamente scontente e difficilmente avranno una relazione che prosegue; con un accordo raggiunto in mediazione, la relazione futura è possibile. L’accordo in mediazione è frutto della volontà delle parti, non è imposta: se non trovano un accordo la mediazione non ha esito, e le parti possono andare dal giudice. Non è preclusa la via della giustizia.


Quali sono ad oggi gli effetti derivanti dall’obbligatorietà della mediazione?


L’effetto che abbiamo visto è stato una diminuzione drastica delle cause in queste materie davanti al giudice, anche perché questa obbligatorietà prevede appunto il passaggio intermedio davanti al mediatore. Questo filtro consente di scremare tutto ciò che raggiunge un accordo proprio all’interno della mediazione. I tribunali sono quindi meno oberati in questo momento, un po’ anche perché qualche avvocato si è tenuto tante cause sul tavolo e non le ha ancora presentate, in attesa di vedere cosa sta succedendo.


Un’ultima domanda: come si fa a diventare mediatori?


Tramite una formazione specifica, cui possono accedere tutti coloro che sono in possesso di una laurea almeno triennale o di un’iscrizione a un albo collegio-professionale. Il percorso di formazione prevede minimo 50 ore che riguardano il diritto, ma soprattutto negoziazione, conflitti, tecniche procedurali di mediazione; c’è poi una valutazione finale, e questa abilita a poter fare domanda presso gli organismi dedicati che sono iscritti presso il Ministero della Giustizia ed esercitare questo mestiere.


E il suo “Guida alla mediazione”, quale contributo dà in particolare?


Vuole accompagnare gli aspiranti mediatori durante le 50 ore, è un supporto editoriale per ripassare le lezioni o chiarire dubbi che non si sono sciolti durante le giornate in aula. E’ un libro di base, non ha ambizioni di approfondimento particolari, secondo il mio giudizio serviva proprio qualcosa che facesse da libro di testo per ascoltare e seguire meglio queste lezioni.

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