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Plastica biodegradabile in acqua... genialità o pazzia!?!

Marco Astorri - 2a parte

 

Co-Founder di Bio-On

Nuovamente in compagnia di Marco Astorri, il "folle" che ha intrapreso un'esperienza impreditoriale di grande successo partendo dagli scarti delle barbabietole da zucchero. Oggi parliamo degli aspetti manageriali legati alla Bio-On; dalla difesa del know-how alle partnership e collaborazioni che hanno instaurato e delle prospettive future nel settore dei bio-materiali. Marco inoltre ha svelato, solo per gli amici di videodimpresa, un piccolo segreto industriale di cui si parlerà molto nei prossimi anni!

Per ulteriori aprofondimenti: http://bit.ly/sNkUfz

Trascrizione

Intervista a Marco Astorri, Co-Founder di Bio-On – seconda parte.

Oggi non siamo in un salottino ovattato con aria condizionata, ma in un posto rumoroso e caldo:  siamo nella Bio-On (start-up tutta italiana), con Marco Astorri.

Parliamo dell’aspetto imprenditoriale: voi avete seguito il consiglio di questa persona che vi ha illuminato, e poi, da un giorno all’altro, avete mollato l’elettronica per passare alla chimica. E’ andata proprio così?

Noi abbiamo iniziato a ragionare come facevano, qui nella nostra zona, gli agricoltori: vendere l’idea, trovare dei partner interessanti, non andare tramite vie finanziarie, quindi fondi, SGR o banche, stare lontano da quel mondo. Abbiamo trovato e scelto un partner molto importante, un gruppo cooperativo enorme come Co.Pro.B, che ha creduto nel progetto e ha acquisito delle licenze esclusive;  attraverso il budget che avevamo a disposizione abbiamo messo a punto lo scale up industriale, e creato la tecnologia.

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Intervista a Marco Astorri, Co-Founder di Bio-On – seconda parte.

Oggi non siamo in un salottino ovattato con aria condizionata, ma in un posto rumoroso e caldo:  siamo nella Bio-On (start-up tutta italiana), con Marco Astorri.

Parliamo dell’aspetto imprenditoriale: voi avete seguito il consiglio di questa persona che vi ha illuminato, e poi, da un giorno all’altro, avete mollato l’elettronica per passare alla chimica. E’ andata proprio così?

Noi abbiamo iniziato a ragionare come facevano, qui nella nostra zona, gli agricoltori: vendere l’idea, trovare dei partner interessanti, non andare tramite vie finanziarie, quindi fondi, SGR o banche, stare lontano da quel mondo. Abbiamo trovato e scelto un partner molto importante, un gruppo cooperativo enorme come Co.Pro.B, che ha creduto nel progetto e ha acquisito delle licenze esclusive;  attraverso il budget che avevamo a disposizione abbiamo messo a punto lo scale up industriale, e creato la tecnologia.  Abbiamo quindi, attraverso una partnership importante, reinvestito tutto per mettere a punto la tecnologia.

Sì, ma…detta così, sembra una sciocchezza!

E’ vero, detta così sembra una sciocchezza: sarebbe la maniera giusta di operare! Non è facile farlo, noi siamo stati anche molto fortunati.

Avete avuto a che fare con attività associative, enti statali o altro, che in qualche modo vi han dato una mano?

Abbiamo ricevuto tante richieste da parte di enti, associazioni e gruppi che gestiscono fondi anche da parte della Comunità Europea, quasi settimanalmente siamo avvicinati da chi ci vuole coinvolgere in progetti con finanziamenti e cose simili, ma non ci interessano, in quanto purtroppo ci sono dei vincoli di condivisione dei ritrovati, che di fanno minano quella che è la protezione dello sviluppo della tecnologia. Non avevamo assolutamente intenzione di condividerla con nessuno, in cambio di danaro, e quindi abbiamo deciso semplicemente di realizzarla: prima fare, poi comunicare, e non comunicare mentre ancora si sta facendo, perché questo purtroppo porta, sempre, alla dispersione del know-how, o alla condivisione del know-how.

Prima parlavi di condivisione di know-how, ma tutto quello che c’è qui intorno è patent-pending, o già brevettato: come fate a gestire questo aspetto della vostra attività imprenditoriale?

Lo gestiamo investendo molto: nella parte legale, ovviamente, con gli opportuni passi legali; nella parte di protezione brevettuale, con importanti studi che operano non solo in Italia e in Europa, ma in tutto il mondo. C’è un’attenta selezione di quelli che sono considerati i ritrovati veri, l’innovazione vera, e la protezione a livello mondiale, con le domande di brevetto a livello internazionale, che sono le più costose ma anche le più idonee a proteggere questo tipo di tecnologia nuova che si sta costruendo.

Quindi, anche qui nella bassa padana, dei piccoli imprenditori sono riusciti a realizzare qualcosa di altamente tecnologico, altamente innovativo, che genera posti di lavoro.

Posso dire di sì. Questi sono i risultati, e devo dire che rifarei assolutamente tutto ciò che ho fatto fino ad oggi. L’innovazione sta anche nelle persone che ci sono state vicino e che hanno partecipato a quello che abbiamo fatto, che fin dall’inizio hanno creduto che quello che era semplicemente un sogno, poteva anche diventare realtà, e questo devo dire che –forse per una commistione particolare di eventi- qui a Bologna, in un momento non florido per la città, siamo riusciti a farlo. Siamo molto contenti di questo.

 

Ultima cosa: puoi svelare, in esclusiva per noi, un segreto industriale?

Direi di sì! Un segreto industriale –relativo, se ne parlerà molto prossimamente- è che abbiamo scoperto, nel poliidrossialcanoati, un elemento che non era presente nelle plastiche conosciute fino ad oggi: una grandissima fluidità nel momento in cui faccio un’iniezione. Un qualche cosa di ignoto nelle plastiche tradizionali, un elemento che invece questo tipo di plastica ha. Vuol dire che, quando voi vi immaginate una macchina che fa iniezione, che fa, ad esempio, i tappi, questa grande fluidità mi consente, anziché di produrre 1000 tappi all’ora, di produrne 3000.

Tutto il mondo della plastica in senso generale, con il contributo della bio-plastica, avrà degli sviluppi enormi che oggi non sono noti.

 

www.videodimpresa.com


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