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Il Design guidato dalle emozioni!

Maurizio Longati - 1a parte

 

Fondatore e creativo di Momaboma

Momaboma: un'acronimo che nasconde un mondo di emozioni, ricordi e passioni! E' capitato anche a voi di inciampare sulla vostra futura azienda?! Abbiamo incontrato Maurizio Longati, fondatore dell'azienda e mente creativa, che ci ha raccontato come da un'incontro casuale sia nata l'ispirazione per lanciare una nuova attività fondata sulla riconversione a nuovi usi di spazzatura e oggetti dismessi. Maurizo spinto da una grande passione è sempre alla ricerca di nuovi materiali da reinventare per creare prodotti unici in grado di emozionare le persone!  www.momamboma.it

 

Trascrizione

Il Design guidato dalle emozioni – 1a parte.

Siamo qui con Maurizio Longati, creatore di Momaboma. Maurizio, raccontaci da dove nasce questa idea creativa.

Questa idea particolare nasce semplicemente dal fatto che l’attività che avevo prima mi aveva stancato psicologicamente. La voglia di creare qualcosa nuovo e di differente da quello che ho sempre fatto per vivere fino a quel giorno, era talmente forte che mi ha portato a cercare dei nuovi limiti e delle nuove sfide da poter affrontare quotidianamente.

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Il Design guidato dalle emozioni – 1a parte.

Siamo qui con Maurizio Longati, creatore di Momaboma. Maurizio, raccontaci da dove nasce questa idea creativa.

Questa idea particolare nasce semplicemente dal fatto che l’attività che avevo prima mi aveva stancato psicologicamente. La voglia di creare qualcosa nuovo e di differente da quello che ho sempre fatto per vivere fino a quel giorno, era talmente forte che mi ha portato a cercare dei nuovi limiti e delle nuove sfide da poter affrontare quotidianamente. Prima facevo abbigliamento per bambini per un’azienda a Napoli, e l’ho fatto per 11 anni.

Dopodiché, questo disagio che stavo vivendo quasi quotidianamente mi ha portato ad una scelta forte: andare in India, per fare qualcos’altro ma senza –soprattutto- sapere cosa fare. Un giorno, inciampai su un sacco di cemento; raccogliendolo, questo sacco mi diede una sensazione talmente bella, sia sensoriale che tattile che visiva, che ho dovuto fare qualche cosa. Io allora sapevo fare solo delle magliette e dei pantaloni, quindi non c’era verso di poter trasformare o declinare questo materiale in un oggetto che io sapessi lavorare, dalla mia attività precedente; allora, banalizzando il concetto, ho creato una borsa. Creare, è una parola forte: ho costruito la borsa più semplice che avevo in mente, che era una Tube,  un cilindro fatto con un rettangolo, due coperchi e un manico, e l’ho portato alla mia compagna di allora. Quando arrivai a casa, scattò un’esclamazione:  “Cavolo, è bellissimo!”

A questo punto, su questo “cavolo, è bellissimo!” abbiamo costruito una mini-storia, abbiamo creato tre modelli, allora di culto: il classico modello “Kelly”, che era la sdrammatizzazione di un oggetto di culto con materiale di spazzatura, un’interpretazione totalmente differente da quello che era stato fino a quel giorno, con un occhio al riciclo, perché appunto il materiale era un sacco di cemento riciclato; una “Manhattan”, che è una borsa-postino da uomo creata negli Stati Uniti; infine, la “Tube” primordiale.

Mi sono presentato a un negoziante importante di Bologna, Scout, che ha creduto immediatamente nell’impresa ordinando in start up mille borse sui 3 modelli, dandomi quella giusta iniezione di energia e positività per innescare il volano Momaboma, che nasce appunto da quell’intuizione sui sacchi del cemento.

Momaboma: cosa vuol dire?

Momaboma è un acronimo battezzato da Claudia, che significa “Moreno”, il mio cane, “Marta”, il mio gatto, “Bombo” che è il nickname di Claudia, mia moglie, e “Mauri”, che sono io, l’ultima ruota del carro, come amo definirmi, in questa impresa.

Siamo passati dai sacchi di cemento a nuovi materiali, i giornali, che è quello che conosco. Ci racconti come siamo arrivati a questo risultato? Parlaci della ricerca che c’è dietro a questo materiale.

Certo. Il passaggio è stato quasi sottopelle, nel senso che quando ho realizzato la borsa col sacco del cemento c’era un obiettivo ben preciso: il recupero del materiale, il riciclo, la sensazione tattile e visiva. Il passaggio alla rivista, che ha una chiave di lettura molto più ampia e che va a toccare quel valore aggiunto -che è tutto tuo- di questo prodotto, che è romantico. Il valore romantico è tutto quello che deriva da un’immagine: può essere una vecchia immagine che ti apre quel cassetto nella memoria legato direttamente al cuore, che può essere una vecchia immagine di una pubblicità, un vecchio articolo, può essere un quotidiano che parla della nostra storia. Per fare questo, avevo bisogno di materiale. Per trovarlo, inizialmente, per i numeri che facevo, sono stato sufficiente io; ora noi in stock in questo momento, mentre io e te stiamo parlando, abbiamo 50-60.000 magazine, distribuiti su 30-35 testate, e quasi 100.000 quotidiani  che vanno dal 1898 al 1960, che sono una parte importantissima della nostra storia. Ogni borsa nostra, essendo differente da un’altra, ha un valore di unicità del pezzo, in quanto non esistono due borse uguali, e ha un valore aggiunto evocativo, emozionale, altissimo. Dopo ti farò vedere dei pezzi con delle notizie talmente importanti, talmente grosse che fanno la differenza, quali notizie del periodo post-bellico, degli anni ’50-’60… Sono stati periodi di un’Italia che è cresciuta, è cambiata e noi cerchiamo di cristallizzare quel momento sulle nostre borse. E’ per questo che io dico sempre che il nostro ventaglio di utenza penso sia oggi dalla 25enne alla 75enne. Dopo non abbiamo limiti, perché chi si innamora dell’oggetto lo deve fare suo, però ha una chiave di lettura che non può essere quella di una ragazzina che non ha memoria storica.

 

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